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domenica 05 settembre 2010
 
 
Due vecchi cembali PDF Stampa E-mail

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Siamo due vecchi cembali, su cui il tempo e le circostanze hanno suonato il loro trilli infelici. Si vecchi cembali, quand'anche tu rifiutassi una tale compagnia. Tutto questo non offende la bellezza né il decoro: la table d'harmonie è perfetta, solo le corde si sono strappate, alcuni cavicchi sono saltati.
L'unica sventura e che siamo opera di un celebre liutaio, di uno stradivario sui generis, che ormai non è più qui per aggiustarci. Noi non sappiamo emettere nuovi suoni sotto mani inabili e ci soffochiamo dentro tutto ciò che per mancanza di un liutaio nessuno saprà più trarre da noi.
Io ormai respiro appena; je suis  tout pret à crever, e tu di certo diventerai calvo completamente e ti chinerai ancora sulla mia lapide, come quei nostri salici, che mostrano nudo il capo.
Non posso più disporre in questo mondo di un pianoforte accordato come piace a me. 
Sogno a volte la mia casa, a volte Roma, a volte la felicità, a volte la sventura. Oggi più nesuno suona secondo il mio gusto, ma sono diventato così comprensivo, che potrei ascoltare l,Oratorio di Sowinski con piacere, e non morire.
Mi ricordo del pittore Norblin, il quale diceva che un certo pittore aveva visto a Roma il lavoro di un altro, e ne era rimasto così piacevolmente colpito, che ... morì. Tutto ciò che mi rimane è un grande naso e un quarto dito non del tutto esercitato.
Frydeyk Chopin

 
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