| Due vecchi cembali |
|
|
|
Siamo due vecchi cembali, su cui il tempo e le circostanze hanno suonato il loro trilli infelici. Si vecchi cembali, quand'anche tu rifiutassi una tale compagnia. Tutto questo non offende la bellezza né il decoro: la table d'harmonie è perfetta, solo le corde si sono strappate, alcuni cavicchi sono saltati.
L'unica sventura e che siamo opera di un celebre
liutaio, di uno stradivario sui generis, che ormai non è più qui per
aggiustarci. Noi non sappiamo emettere nuovi suoni sotto mani inabili e
ci soffochiamo dentro tutto ciò che per mancanza di un liutaio nessuno
saprà più trarre da noi.
Io ormai respiro appena; je suis tout pret à crever,
e tu di certo diventerai calvo completamente e ti chinerai ancora sulla
mia lapide, come quei nostri salici, che mostrano nudo il capo.
Non posso più disporre in questo mondo di un pianoforte accordato come piace a me.
Sogno a volte la mia casa, a volte Roma, a volte la felicità, a volte la
sventura. Oggi più nesuno suona secondo il mio gusto, ma sono diventato
così comprensivo, che potrei ascoltare l,Oratorio
di Sowinski con piacere, e non morire.
Mi ricordo del pittore Norblin,
il quale diceva che un certo pittore aveva visto a Roma il lavoro di un
altro, e ne era rimasto così piacevolmente colpito, che ... morì. Tutto
ciò che mi rimane è un grande naso e un quarto dito non del tutto
esercitato.
Frydeyk Chopin
|
| Pros. > |
|---|









