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domenica 05 settembre 2010
 
 
Giuseppe Martucci: 3 romanze PDF Stampa E-mail

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La Melodia opera 71 in Sol maggiore per violino e pianoforte fu composta da Giuseppe Martucci nell’agosto del 1890 e consegnata subito dopo all’editore Santojanni di Napoli per la stampa. Il compositore campano ne volle realizzare, nel mese di settembre, anche una versione per violoncello, col titolo di Romanza, finora inedita.


Martucci, certo, non era nuovo a queste libere trascrizioni, che spesso componeva per se stesso o per gli amici dilettanti, al fine di divulgare nei salotti musicali le grandi opere del passato. Come ad esempio avvenne per la raccolta di composizioni per pianoforte di celebri autori, ridotte per violoncello e pianoforte, dedicata all’amico napoletano Paolo Rotondo. Furono proprio gli anni Ottanta e Novanta a spingere il compositore a comporre libere trascrizioni, durante il riposo estivo, per favorire idee riflessive da trasmettere poi nei grandi lavori sinfonici. Piccole pagine in cui il compositore, nella ricerca di una quiete tranquilla e di una momentanea stasi, trasmetteva la serenità delle idee tumultuose e formali del suo complesso portato strumentale. Martucci, alle prese con la stesura della sua prima sinfonia (1895), pertanto, trovò conforto e rifugio in queste pagine minori, in cui è chiaramente avvertibile lo sforzo creativo, indirizzato soprattutto alle energie profuse nel comporre il suo primo grande lavoro sinfonico. La Melodia e la sua trascrizione per violoncello furono, dunque, composte nella quiete di Barbiano di San Vittore, nella tranquillità del verde delle colline bolognesi. È ipotizzabile che la trascrizione per violoncello sia ancora una volta un omaggio al suo amico Paolo Rotondo; uno di quei tanti dilettanti che stimolarono i grandi maestri alla composizione di importanti pagini strumentali. Rotondo, abile violoncellista (non professionista), era un esecutore impeccabile che si esibiva spesso nei principali salotti napoletani dell’Ottocento. Infatti, più volte il compositore campano non esitò a dedicargli importanti lavori, come ad esempio la celebre Sonata per violoncello e pianoforte. Sul piano formale, la Romanza ricalca fedelmente il modello iniziale per violino. Scritta in 6/8 con un andamento di Allegretto, si caratterizza fin da subito per il fluire elegante e misurato. Alla battuta 17 un ricco processo modulante in si bemolle minore arricchisce il tessuto compositivo, per poi giungere ad un “passionato” veemente alla battuta 41. Il ritorno poi al dolce clima iniziale (battuta 44) ci conduce gradualmente alla fase finale di questa breve, ma intensa composizione. Il tema principale evocato dal violoncello riappare poi alla battuta 56, in una quarta più bassa, inarcandosi poi fino a giungere il la flebilmente risonante per risalire infine al do sopracuto.
Nel giugno del 1891, il compositore campano sollecitato dall’editore Schmidl, compone, anche, le due romanze per violoncello e pianoforte.
La prima romanza dell’op. 72 è in La minore ed è caratterizzata da una melodia amabile e mesta, resa suggestiva dal timbro del violoncello. La prima frase molto dolce e cantabile è sostenuta dal pianoforte con un elegante accompagnamento. Dalla misura 42 un breve episodio centrale muta il disegno pianistico, per poi far ritorno alla calma iniziale con la ripresa (battuta 58), ove piccole variazioni impreziosiscono il disegno tematico. Martucci impiega in questa romanza materiale preesistente dell’Aria Perché tristo è questo core dal suo Oratorio Samuel, composto nel 1881. Forse il compositore voleva riproporre parte di questa composizione in veste strumentale, con questa riduzione per violoncello e pianoforte.
La seconda romanza in La maggiore, con andamento moderato, rispetto alla precedente, ha una maggiore espansione con un disegno melodico e tematico molto più corposo. Tre battute introduttive del pianoforte anticipano l’entrata del violoncello, che amabilmente espone il primo tema fino alla battuta 18. Poco più avanti un ‘passionato’ ripresenta il tema in un clima completamente diverso, fino a giungere al crescendo della battuta 47 nella quale impetuosamente il pianoforte impone il suo ritmo terzinato. Il poco ritenuto della battuta 58 sembra poi, finalmente, riportare il tutto alla calma, con la riproposizione dell’atmosfera iniziale.

 

 

 

                             

 
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