Noi del laboratorio, io e Livio, avevamo appena finito di impaginare una raccolta di sonate per Traversiere e Continuo di Franz Benda
quando ci arrivarono una serie di telefonate dal Conservatorio e dal
Teatro che ci portarono la triste notizia dell'omicidio di Joe Castelli un giovane e valente compositore palermitano.
La raccolta delle sonate di Franz Benda (se vi interessa) la trovate da qualche parte, forse anche, in questa pagina. Non indico dove perchè come dicono i saggi orientali ..."il piacere del viaggio consiste nel viaggiare e non nell'arrivare"... da cui ne ho sempre dedotto che è meglio "cercare" che "sapere" dove stanno le cose. Ma questa è un'altra questione.
Il fatto è che trascrivere e impaginare musiche di un compositore così "nordico" è molto strano per noi che ci siamo interessati quasi esclusivamente di musiche "Sudiche" o al massimo "Italiche". Ma quando Dario Macaluso (che notoriamente ha studiato in scuole nordiche) ci fece vedere questi manoscritti, noi tutti siamo rimasti sbalorditi dalla bellezza delle composizioni e da una compostezza così pregna di trasgressione ed esibizionismo. Così alla fine abbiamo mandato una copia del manoscritto a Claudio Ferrarini e ci siamo detti che dovevamo organizzarne una bella revisione nella sua collana.
Joe Castelli era un giovane di cui avevamo visto diverse composizioni che avevamo giudicato interessanti, adesso vorremmo mettere le mani sul manoscritto di questa composizione per piccola orchestra che solo Marco Betta ha potuto visionare e di cui ci ha detto meraviglie.
Il guaio fu proprio questa sua meravigliosa composizione. Ma andiamo con ordine.
Sono solito girare tra le classi di composizione del Conservatorio, probabilmente perchè sono un compositore mancato e come tutti i mancati compositori, gli scarsi compositori e le mezzecalzette/principianti continuo a giraronzolare intorno, alla ricerca di immaginari segreti che detengono solo alcuni compositori e che non rivelano a nessuno. Naturalmente questa è un'idea totalmente errata non ci sono segreti in nessuna arte si tratta sempre di abilità e genio.
Come dice sempre Dimitri Nicolau tutti abbiamo attimi di genialità, alcuni non se ne accorgono altri hanno dubbi e gli artisti, invece, sfruttano al massimo questi momenti.
Io generalmente gli chiedo: -"E Mozart? aveva solo dei momenti di genilità e mai momenti di normalità?"
- "Quello era uno stronzo a parte" mi dice lui (non ce l'ha con Mozart , è semplicemente che lo fa arrabiare il fatto che Mozart non abbia mai composto una stronzata).
Mi fermo più piacevolmente nella classe di Marco Betta perché con lui gli allievi lavorano molto ma si divertono ancora di più. Spesso li ho trovati a discutere e chiaccherare su come risolvere un contrappunto a quattro voci difficile e Lui è lì a mettersi in gioco come fosse l'ultimo degli allievi. Poi mostra vecchi trattati e dalle indicazioni numeriche che vi si trovano, tira fuori le "Regole Numeriche", come le chiama Lui, che hanno utilizzato i compositori nell'antichità.
E così dimostra che la soluzione del contrappunto che stavano cercando si trova facilmente applicando le "Regole Numeriche" antiche.
A me Joe Castelli era sempre sembrato il più attento a questa storia delle "Regole Numeriche". Un pò taciturno, ma simpatico e allegro, Joe sembrava sempre troppo preso dalle questioni della Composizione. Voglio dire che quando sei un allievo è naturale considerare gli impegni di studio come "una rottura di scatole", è un modo per salvare la voglia di divertirti e di "non pensare a niente" (infatti quando si invecchia si pensa a come si era spensierati da giovani). Lui era sempre un pò troppo serio.
Una volta, durante la lezione, improvvisamente, si alzò e disse: "Ho capito come funziona ... devo andare a provare da solo" e, senza neanche scusarsi, scappo via dalla classe. Non era tipo, lui, da avere scatti così improvvisi e quindi meravigliò tutti.
Spuntò dopo una settimana circa con un manoscritto pulito, spiegò che era una bella copia, con un disegno di note delicato ma intenso. La composizione era per piccola orchestra. Marco se la canticchiò un pò e poi rimase sbalordito dalla semplicità e dalla genialità della struttura. Sarebbe rimasto lì ad esaminare meglio il manoscritto ma Joe disse che doveva ancora aggiustare un pò di cose, chiaccherò di altro e andò a casa dove lo aspettava la fidanzata.
Pare che le abbia mostrato il manoscritto, come al suo insegnante, dopo una settimana di intenso lavoro e che, anche lei compositrice, sia rimasta sbalordita nel leggere la musica, ma anche un po' turbata. Ha rigirato il manoscritto diverse volte con aria sofferente, poi all'improvviso ha strappato i fogli, è andata in camera da letto dove ha tirato fuori, chissa da dove, una pistola e ha sparato tre colpi verso Joe colpendolo in pieno petto, non lasciandogli neanche il tempo di lamentarsi.
Lasciate perdere le chiacchere e gli sceneggiati televisivi che ti fanno canticchiare "l'amore non è bello se non è litigarello". La gelosia è un male terribile e ne paghiamo tutti qualche conseguenza.
A me embra assurdo che i tempi siano cambiati fino a questo punto. Quando ero piccolo si parlava di delitti veramente ben fatti. Il veleno era il metodo che preferivo; l'assassino rifletteva bene sul veleno da utilizzare, consultava libri di chimica ed esperti, rifletteva a fondo sulle possibili modalità d'uso e su come camuffarne il sapore (per non destare sospetti).
Anche quello del coltello è un ottimo metodo: l'assassino ha la possibilità di sfogarsi totalmente. È un bell'omicidio quello che può vantare dalle venti coltellate in sù.
Ma la pistolettata a bruciapelo... è un metodo fin troppo spiccio, paragonabile al colpo di attizzatoio sulla nuca o al lancio della statuetta in bronzo.
I tempi sono davvero cambiati e in peggio.
Non si può ammazzare un musicista con un semplice colpo di pistola (o anche due o tre), il giovane Maestro aveva diritto ad una morte più seria.
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