| Su Pietro raimondi |
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Ricevette la sua prima importante formazione musicale, benché romano di
nascita, a Napoli; e nella capitale partenopea si trasferisce nel 1820
per diventare apprezzato autore di opere. L’opera, tra le 62 composte,
che gli diede maggior successo fu Il Ventaglio.
Tuttavia il suo principale interesse nella tecnica musicale e compositiva fu l’uso del contrappunto, verso cui rivolse uno studio di tipo sperimentale. Numerose sono le sue fughe scritte per molte voci nonché per diversi gruppi strumentali; inoltre affrontò la possibilità combinatoria di fughe simultanee in tonalità differenti.
Il lavoro polifonico di maggiore ampiezza e complessità è una fuga in 64 parti per 16 cori.
In considerazione di ciò da molti Raimondi viene considerato (sebbene queste composizioni spesso avessero una destinazione di tipo scolastico e accademico) lo sperimentatore ante litteram della politonalità.
Il suo trattato di contrappunto risale al 1836, periodo in cui il compositore romano aveva già constatato, rispetto alla sue composizioni operistiche, il progressivo successo di autori a lui contemporanei come Bellini, Rossini e Donizzetti ,e deciso pertanto di dedicarsi quasi esclusivamente alla scrittura di musica sacra. Il lavoro che lo consacra Maestro di Cappella al Vaticano è il triplo Oratorio Putifar- Giuseppe –Giacobbe, che ne prevede la rappresentazione in tre giornate consecutive e al quarto giorno la loro esecuzione simultanea con la presenza di oltre 430 musicisti. Il pezzo fu presentato nel 1852 con la direzione dei tre cori in simultanea dallo stesso Raimondi. Il tentativo sperimentale della simultaneitàviene da Raimondi perseguito nella creazione di un Opera che rimarrà incompleta alla sua morte (1853). Il lavoro , mai completato e mai rappresentato, è composto di due opere, Adelasia e I quattro musici, da potersi rappresentare o consecutivamente o simultaneamente. Questo sperimentalismo, tanto caro al linguaggio di Raimondi , teso retoricamente ad evidenziare una interdipendenza esplicativa dei lavori stessi, non ebbe successo e prosieguo storico. Tuttavia rimane il merito a Raimondi di essere stato sincero cultore del contrappunto di tradizione fiamminga, espressione gigantesca e stupita della complessità e grandezza di Dio; questo in un periodo in cui l’opera buffa si affermava per il carattere semplice e diretto nel delineare caratteri universali e la musica strumentale tendeva , nell’affermarsi della monodia accompagnata, ad un progressivo alleggerimento dalla pesantezza polifonico-contrappuntistica. Raimondi Direttore del Conservatorio del Buon Pastore di Palermo La straordinaria opera di didatta e direttore artistico della maggiore Istituzione musicale siciliana venne esercitata da Raimondi per circa un ventennio su incarico dell’allora amministratore straordinario barone Pietro Pisani. Nella sua relazione del 1831 al luogotenente Generale del Regno così diceva il barone Pisani: «Ho trovato tutto a soqquadro: l’amministrazione pessima nel suo ingranaggio; fraudolenta per gli ammanchi e il dolo continuato da diversi anni. Scarso e falso l’insegnamento musicale in tutte le scuole per la deficienza degli insegnanti……Desolante la scarso numero degli allievi non rimpiazzandosi gli uscenti; l’orchestra abbandonata….». questa constatazione, frutto di in periodo politico ed economico turbolento per la capitale del Regno di Sicilia e che aveva determinato un pericoloso impoverimento della gloriosa istituzione musicale, a spingere il nobile palermitano ad un robusto cambiamento.
Oltre ad avere determinato un forte svecchiamento della classe insegnante e ad avere attratto cospicui introiti nelle casse del Conservatorio attraverso una politica meno rigida, ritenne fondamentale insediare un direttore di altissimo carisma artistico e di indiscussa autorevolezza didattica. Nel 1831 viene infatti «nominato per decreto reale direttore e insegnante di composizione e contrappunto del Conservatorio del Buon Pastore» l’allora già direttore d’orchestra al teatro San Carlo di Napoli Pietro Raimondi.
Il compositore romano manterrà l’incarico per un ventennio, sino alla nomina di Maestro di Cappella a San Pietro da parte del Papa. L’opera didattica e direttoriale di Raimondi determinarono uno dei momenti di maggiore sviluppo artistico nella storia del Conservatorio palermitano. Numerosissime furono le iscrizioni nella classe di contrappunto e composizione di Raimondi, con l’effetto di produrre un vivaio di musicisti e compositori di altissimo livello. Basti citare le figure di Paolo Fodale, Gioacchino Bonanno, Andrea Butera, Pietro Cutrera, Giuseppe Mazzocchi e colui che ne seguirà le orme direttoriali nella stessa Istituzione Pietro Platania. Uno degli elementi più innovativi e formativi inseriti da Raimondi nel corso di studi musicali furono le esercitazioni orchestrali che, sebbene limitate nel repertorio agli autori italiani, ebbero una efficacia straordinaria nella formazione di un gusto musicale italiano coerente e nell’affermarsi di una sensibilità culturale nei confronti della produzione operistica.
Durante il ventennio palermitano di Raimondi la capitale siciliana conobbe una eccezionale vivacità musicale ancora di più stimolata dall’opera benefica voluta , verso la musica e verso il Conservatorio, da Ferdinando II di Borbone. Il Conservatorio divenne il fulcro artistico di una intera città desiderosa di farsi partecipe delle mode musicali più richieste dell’epoca; e la sua orchestra richiestissima da autorità e impresari per celebrazioni ricevimenti e noleggio di parti.
L’acceso nazionalismo musicale di Raimondi tuttavia non impedì un decennio più tardi a Platania di favorire la nascita, nel Conservatorio prima e nella città dopo, di un gusto musicale più europeo, strumentale e moderno. Con la figura di Raimondi si chiudeva un’epoca che era didattico- musicale e politica assieme: la fiducia nella tradizione didattica contrappuntistica e nella estetica operistica, e la fine della dinastia borbonica con l’unità del regno d’Italia.
Dario Macaluso
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